Abbiamo trovato un nuovo capro espiatorio, lo sgozzeranno. Più o meno queste erano le parole con cui Giuliano Ferrara ha chiuso Radio Londra venerdì 4 novembre.
Un nuovo carpo espiatorio: da quando siamo diventati uno stato nazionale, centocinquanta anni fa, siamo andati avanti a capri espiatori. E questo è, a mio modo di vedere, il vero DNA della nostra identità di italiani. La vera maledizione del nostro essere tali. All’inizio il capro espiatorio è stata la chiesa, i suoi ordini religiosi, le sue opere pie, tutte le sue infinite opere di carità sociale. I liberali che si ritenevano in grado di decidere cosa è bene e cosa è male per conto di tutti, anzi, contro tutti, hanno imposto una morale fatta ad immagine e somiglianza del proprio sconfinato desiderio di soldi e di potere ed hanno annientato e derubato tutte le istituzioni ecclesiastiche.
Il risultato è stato l’impoverimento della maggioranza della popolazione, un’emigrazione di massa, la riduzione della scienza storica a “congiura contro la verità” (Leone XIII, 1883, Saepenumero considerantes), l’ignoranza del passato ed il conseguente disprezzo della nostra storia e della nostra identità. Disprezzo che dura tuttora.
Il conto per i liberal-massoni fautori dell’epopea risorgimentale è arrivato più o meno cento anni fa, alla fine della grande guerra. Oltre i milioni di emigranti settecentomila morti. Morto più morto meno. Dolori e sofferenze senza numero immortalate da funesti tempietti edificati in ogni più piccolo comune d’Italia, secondo il più perfetto costume farisaico. Per non soccombere del tutto la classe dirigente liberale (vegli gli studi di Gerardo Padulo sui legami fra fascismo e massoneria) inventa un fenomeno nuovo: inventa Mussolini. Questi chiude la questione romana e, dopo aver tentato altre strade, sigla un patto d’acciaio con Hitler e firma leggi antiebraiche. Come finisce? Paga per tutti: a testa in giù insieme all’amante. E gli altri? E gli intellettuali che lo avevano appoggiato in coro? Passano armi e bagagli dall’altra parte: diventano comunisti d’acciaio.
I cattolici al potere, dopo circa cento anni di Italia unificata, compiono il miracolo: la nazione risorge. Passa qualche tempo e anche loro diventano illuminati: superiori alla Rivelazione e al Magistero. Puri. Pura espressione del proprio desiderio di potere. E la prima repubblica crolla. Un nuovo capro espiatorio: Bettino Craxi. Tutti gli altri migliori. Perché? Perché anticraxiani. Semplice. Una questione di definizione. Silvio Berlusconi prova ad impedire ai funzionari del partito comunista di arrivare al potere grazie alla scorciatoia delle iniziative giacobine della magistratura: il fenomeno Berlusconi ottiene ripetutamente tanti voti. E, in fondo, nonostante il suo stile di vita, non impone la certificazione tramite le leggi dello stato della morale illuminata come unico soggetto di ultima istanza morale.
Una campagna antitaliana che dura da quasi due decenni, una campagna condotta obbedendo agli interessi di poteri forti esteri, infanga Berlusconi, lo dipinge come un mostro, ribalta la realtà delle cose, e induce molti (ancora una volta con il racconto storico diventato una congiura contro la verità) a credere che l’ostacolo allo sviluppo della nazione sia proprio lui.
L’odio che ha spinto le inchieste della magistratura e che ha guidato gli interessi della stampa antiberlusconiana, nazionale ed internazionale, sembra che alla fine abbia raggiunto il suo scopo: lo sgozzeranno, dice Ferrara.
Questo è il dramma. Dramma non solo berlusconiano ma collettivo. Non sappiamo separare il bene dal male. Il giusto dall’ingiusto. Il desiderio di potere non conosce limiti. La morale ha abbandonato la fonte della vita, cioè Dio. Noi italiani ci siamo allontanati da quella fede che ci ha resi grandi per quasi due millenni. Avanti così: avanti il prossimo.