Un ciclone. Attore, atleta, filosofo, poeta, operaio. Orfano di madre poi di padre, solo, odiato da tanti, amato da una moltitudine numerosa come i granelli di sabbia sulla riva del mare. Ferito a morte, sopravvissuto, consacrato a Maria, testimone di Gesù. Pieno di misericordia per il suo omicida. Artefice della fine del comunismo, globtrotter, impavido, aperto a tutti, cordiale con tutti, inflessibile con mafiosi e finti difensori del genere umano. Colto, coraggioso, sofferente, afflitto, eroico nella sopportazione del male, grande nella vecchiaia, gigante nella malattia. Papa. Nei primi anni calunniato, perseguitato, sbeffeggiato, irriso, schernito. La calunnia nulla può contro la santità della sua vita pubblica e si decide di cambiare tattica. Si gonfia un fiume limaccioso di pubbliche discussioni per ragionare sull’opportunità della sua abdicazione. Per troppa malattia. Per eccessiva vecchiaia. Per manifesta incapacità a governare la chiesa. Per il bene della chiesa. Non è servito. Ha resistito. E’ rimasto. Ha testimoniato che è Dio il padrone della storia e della vita. Dio, non l’uomo. Con la sofferenza ha dato corpo al proprio magistero. Ha mostrato che vero progresso è amare Dio con tutte le forze. Vivere. Vivere finché Dio vuole. Amare. Bambini, donne, malati, distrutti dal peccato, persi cercatori di felicità. Non uccidere. Amare.
A cinquant’anni dall’inizio della seconda guerra mondiale prende pubblicamente atto che la guerra è scoppiata nel continente cristiano per antonomasia: “Una tale constatazione non può che incitarci ad un esame di coscienza sulla qualità dell’evangelizzazione dell’Europa”. L’Europa va rievangelizzata. La chiesa deve ripartire. Bisogna tornare al primissimo modello di evangelizzazione apostolica. Il mondo ha bisogno dell’annuncio di Cristo. Gli uomini hanno bisogno di vincere la paura. E la chiesa riparte. Anno dopo anno la virata del pontefice la scuote, la certezza della verità la muove e lo Spirito Santo le ridona coraggio. La chiesa ricomincia ad annunciare la buona notizia ovunque. Nelle strade, nei luoghi di incontro, negli ospedali, nei cimiteri. Ovunque. Il mondo, ancora una volta, non ha prevalso. Cristo ha vinto il mondo e Karol Wojtyla con lui.
Pianto da milioni di romani, italiani e polacchi, l’8 aprile 2005 è onorato dai più potenti uomini del mondo. Tre presidenti degli Stati Uniti d’America, potenza imperiale protestante, inginocchiati davanti al suo feretro. Grazie a lui Roma, per la prima volta dalla trasformazione in capitale d’Italia, torna ad essere caput mundi. Capitale universale.
A parte Pietro, che è rimasto unico, nella storia ci sono stati due papi “grandi”: Leone (440-461) e Gregorio (590-604). Karol Wojtyla, Lolech, Giovanni Paolo II (1978-2005), è gigante.