il gran rumore che si è fatto sulla stampa a proposito della rinascita della cultura precolombiana mi ha spinto a fare una puntualizzazione:
Sono belli i reperti incaici d’oro, d’argento, di gemme, in mostra a Brescia al museo di Santa Giulia? E come no! Sono bellissimi. Viene da domandarsi: erano belle le parate naziste organizzate a Berlino con la potente scenografia fornita ad Hitler dall’architetto Speer? Suggestive e fascinosissime.
Cosa c’entra il paragone? C’entra. Perché l’arte religiosa del potere politico è fatta per stupire, colpire, fascinare, impaurire, soggiogare. E perché l’arte precolombiana non sfugge a questa vocazione. Le religioni precolombiane sono tutte improntate al sacrificio umano utilizzato su larga scala. Si trattava di placare le divinità avverse. E lo si faceva con la cosa più preziosa a disposizione: la vita umana.
Da qualche decennio va di moda non solo e non tanto il relativismo culturale, quanto il disprezzo della cultura occidentale di ispirazione cattolica. E così sulla colonizzazione dell’America Latina da parte degli spagnoli si è scatenato un tiro al bersaglio planetario: sanguinari, predatori, distruttori di immense ricchezze spirituali ed artistiche, conculcatori dei più elementari diritti umani.
In questa rappresentazione della realtà, a pensarci bene, fa difetto una qualità essenziale: il buon senso. Come avrebbero fatto pochi spagnoli giunti in ordine sparso su un suolo lontanissimo dalla loro patria, senza conoscere né mappe né lingue locali, a sottomettere in un battibaleno un continente enorme, vario, ed estesissimo? Come avrebbe fatto qualche centinaio di persone ad ammazzare milioni di esseri umani, come sostiene sul Corriere della Sera del 2 dicembre Rocco Cotroneo? Vale la pena di citare alla lettera la prosa del giornalista che scrive: “Decine di milioni di indios morirono di schiavitù e di malattie”. O gli spagnoli avevano micidiali bacchette magiche a disposizione o la leggenda nera diffusa dalla storiografia anglosassone, pedissequamente ripetuta in tutto il mondo (vale la pena di ricordare che gli indios sono, sì, stati sterminati a tappeto ma non nella cattolica America meridionale, bensì in quella settentrionale anglicana e puritana), è radicalmente falsa.
Punto primo: gli spagnoli non hanno mai ridotto in schiavitù le popolazioni indigene per il semplice fatto che ne erano impediti dalla volontà dei Re Cattolici, espressa in vincolanti norme di legge. Il testamento di Isabella di Castiglia, stilato il 23 novembre 1504, così prescrive: ordino “di non ammettere né permettere che gli indigeni delle isole e della terraferma, conquistate o da conquistare, subiscano il minimo torto nelle loro persone come nei loro beni, ma di comandare invece che vengano trattati con giustizia e umanità, e di riparare i torti che possano avere subito”. Le leggi di Burgos e le ordinanze di Valladolid, emesse dal marito di Isabella, Ferdinando di Aragona, Re Cattolico, fanno propria la volontà della moglie, e sulla stessa linea continueranno a muoversi i re spagnoli, a cominciare dall’impertaore Carlo V e da suo figlio Filippo II. Con questo non si vuole negare la presenza di abusi, anche gravi: si vuole solo ricordare come questi abusi siano stati sempre perseguiti e condannati.
Punto secondo: il diritto internazionale ed i diritti umani sono stati per così dire inventati dalla cattolica Spagna proprio all’epoca della conquista. Caso unico al mondo, le università spagnole (ed europee) dibattono sulla liceità, ed in che termini, della conquista. Il mondo cristiano è scandalizzato dalle notizie che arrivano dal nuovo mondo: i sacrifici umani perpetrati a migliaia ed il cannibalismo diffuso inducono a domandarsi se gli indios abbiano o no un’anima. La cultura spagnola (ed i regnanti che la appoggiano) si schiera con decisione dalla parte degli indios. Le migliori energie della cattolica Spagna sono impiegate per evangelizzare a tappeto i territori soggetti liberando così la popolazione nativa dall’incubo di finire squartata in onore del dio sole e poi mangiata. Punto terzo: la vera e propria liberazione portata dagli spagnoli in America è l’unico elemento che, a mio avviso, spiega la facilità, altrimenti incomprensibile, della conquista.
Adesso, in America Latina, tornano di moda i riti e le divinità precolombiane? Cotroneo plaude, e, con lui, il maggior quotidiano nazionale, all’abbattimento delle statue del “responsabile primo” della barbarie spagnola, Cristoforo Colombo? Ci permettiamo di dubitare che le gesta del bolivariano presidente del Venezuela, Hugo Chavez, nonché quelle dell’ex trafficante di coca arrivato al potere in Bolivia, Evo Morales, possano portare qualche frutto di liberazione alle popolazioni dell’America meridionale.
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