Home » i miei articoli » La danza della morte

La danza della morte

(da "Il Tempo", 19-12-2010)
Questa mattina, poco più che all’alba, ho acceso in macchina la radio per ascoltare la voce roca, ma familiare, di Massimo Bordin alla rassegna stampa di radio radicale. Invece mi sono imbattuta in una voce, come dire, stentata, che scandiva: “abbiamo anche il diritto di morire”.
Abbiamo anche il diritto di morire! Viene in mente a qualcuno l’idea di considerare la morte un diritto? La morte è l’unica cosa certa che abbiamo nella vita: moriremo. Tutti: ricchi e poveri; belli e brutti; giovani e vecchi; maschi e femmine. Moriremo tutti. Da un’età che precede quella della ragione, sappiamo, per istinto, che cos’è la morte: un evento orrendo. Da cui scappare il più lontano possibile. Da adulti sappiamo anche, quando muore qualcuno cui vogliamo bene, che è come se ci portassero via un braccio, una gamba, a volte l’anima.
E quella voce, a radio radicale, ripeteva: abbiamo anche il diritto di morire. Certo deve essere successo qualche cosa al mondo per stravolgere del tutto il senso delle parole e delle cose. Chi mai ha messo in dubbio che ci possiamo ammazzare, giovani e vecchi, quando e come vogliamo? Questa realtà che è sotto gli occhi di tutti, e cioè che nessuno ci impedisce, se vogliamo, di toglierci la vita, questo dramma, di cui nessuno parla, che riguarda tanti giovani giapponesi, svedesi, ricchi, che, storditi da un filo che non trovano, da un senso che non hanno, si uccidono, questa tragedia adesso qualcuno lo trasforma in diritto.
Sono belle le parole! Se la morte è un diritto, la morte diventa quasi bella. Quasi accettabile. Adesso il “Caro estinto”, il film di Richardson che raccontava il tentativo americano di mascherare la morte imbellettando il defunto, si evolve in una nuova pellicola: un uomo, un vecchio, in una stanza asettica, seduto su un letto, dice con voce funerea che la morte è un diritto.
Sbalordita. Che radio e televisione possano dipingerci un mondo capovolto, un mondo falso e vuoto, un mondo morto, senza che un’indignazione generale impedisca che si perpetui una propaganda sfrontata che capovolge la realtà delle cose e dipinge la morte come il dolce approdo di una vita vera e degna!
Dopo aver sbandierato ai quattro venti che l’aborto, cioè il fare a pezzi il proprio figlio, è un diritto, adesso tocca alla morte. Anche questa diventa un diritto. Da decenni stiamo assistendo alla danza della morte. E infatti non facciamo più figli. La morte ci attornia. Ci seduce. Ci ammalia. Come dalla morte era stato sedotto Hitler. Nella sua biblioteca aveva messo un bassorilievo raffigurante se stesso a braccetto di un cadavere con il diavolo ben piantato sulla sua spalla sinistra. Sì, perché la morte va a braccetto solo col diavolo. Lo dice con chiarezza il versetto 16 del primo capitolo del libro della Sapienza: “Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle”. La Bibbia prosegue: “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono”.