Carlo Stagnaro ha già tratteggiato su questo giornale una critica al pensiero del gesuita Georg Sans che, dalle colonne de La Civiltà Cattolica, riprese con grande risalto dall’Osservatore Romano del 21 ottobre, pone un problema curioso: cosa rimane del pensiero di Marx a venti anni dalla caduta del muro di Berlino?
Sans si ripromette di recuperare il filosofo Marx danneggiato, a suo dire, da Engels e dal marxismo. Qualche decennio fa ho passato due anni a studiare Marx. Venivo da ’68 e volevo capire. Borsista alla scuola di Napoleoni e Rodano ho affrontato con passione –ne andava della mia vita- i testi di Carlo Marx, a partire proprio da quelli che Sans tanto ammira: I manoscritti economico-filosofici del 44.
Marx pensa alla grande: intravede il futuro in cui l’uomo potrà vivere liberato dall’alienazione. Naturalmente questo sogno grandioso non va confuso con un “comunismo rozzo” che si limita a combattere la proprietà privata avendone colto “la nozione ma non ancora l’essenza”. La proprietà privata, scrive Marx, rappresenta “l’autoalienazione dell’uomo”, e il comunismo, quello vero, realizzando la vera soppressione della proprietà privata, opera una “reale appropriazione dell’umana essenza da parte dell’uomo e per l’uomo; e in quanto ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé quale uomo sociale, cioè uomo umano”. Il comunismo è “la verace soluzione del contrasto dell’uomo con la natura e con l’uomo; la verace soluzione del conflitto fra esistenza ed essenza, fra oggettivazione ed affermazione soggettiva, fra libertà e necessità, fra individuo e genere”. Il comunismo è “il risolto enigma della storia e si sa come tale soluzione”. Il comunismo, insomma, è il paradiso.
Marx è convinto di incarnare “la coscienza pensante” della storia. Modesto, verrebbe da dire. Quelli che, poveretti, sono venuti dopo di lui, i vari Engels, Lenin, Stalin, Mao e compagnia, tutti i marxisti che Sans disprezza, hanno cercato come hanno potuto di realizzare al meglio queste immense parole. Ci sono riusciti? Una schiera infinita di poveri uomini, intere popolazioni e gruppi umani, sta lì a dimostrare la fecondità del genio marxiano. L’uscita dallo Stato? Si è visto come. La fine dell’alienazione? Si è visto come. Il comunismo come “compiuto umanismo”? Si è visto come.
Fin dal 1846, alla sua prima enciclica, Pio IX metteva in guardia gli uomini di allora: “abusando dei nomi di libertà e di uguaglianza”, i comunisti sconvolgono dal fondo “i diritti di tutti, le cose, le proprietà, anzi la stessa società umana”. Tre anni dopo rincarava la dose: “Da quella cospirazione [socialismo e comunismo] non è per derivare nel popolo una benché lieve felicità, ma uno spaventoso accrescimento di miserie e di calamità. Conciossiaché non è in potere degli uomini il fondare nuove società e comunanze contrarie alla natural condizione delle cose umane: per la qual cosa il frutto di queste cospirazioni, ove per isventura prendano piede, non può esser altro, se non che indebolito e crollato fino dalle fondamenta l’odierno stato delle pubbliche cose per via di continue vicendevoli aggressioni, rapine e orribili stragi di fratelli contro i fratelli, alcuni pochi alla fine, arricchitisi delle spoglie di molti, prendano a signoreggiare con la rovina di tutti”.
Bravo profeta Pio IX: alla fine di tanta violenza, un pugno di uomini dominerà su tutti gli altri. Quanto a Pio XI, con la Divini Redemptoris del 1937, descrive la realtà del socialismo reale con una precisione che anticipa di decenni i risultati della ricerca storica. La propaganda comunista internazionale insisteva sui grandi vantaggi che, anche sul piano economico, l’abolizione della proprietà privata permetteva di conseguire? Ecco cosa scrive il papa: si vanta uno “pseudo-ideale di giustizia, di uguaglianza e di fraternità nel lavoro”, come “se fosse stato iniziatore di un certo progresso economico, il quale, quando è reale, si spiega con ben altre cause, come con l’intensificare la produzione industriale in paesi che ne erano quasi privi, valendosi anche di enormi ricchezze naturali, e con l’uso di metodi brutali per fare ingenti lavori con poca spesa”.
Ancora oggi, nei laogai (campi di concentramento cinesi), si realizzano lavori immani con nessuna spesa. Sciagura nella sciagura, Marx ed i suoi continuatori, atei convinti, hanno sempre ed ovunque perseguitato i credenti, in particolare cattolici. Uccisioni, torture, imprigionamenti, violenze. Perché la religione, a giudizio di chi intravede in terra la possibilità della felicità per tutti, è un nemico mortale.
Altro che belle parole, alienazione, concezione della natura e via discorrendo. Siamo purtroppo abituati da decenni alle stravaganze concettuali di molti gesuiti. Che l’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, si faccia complice di simili stravaganze è cosa che, francamente, lascia allibiti. Mala tempora currunt.