Obama il bello; Obama il buono; Obama il pacifista amante della vita; Obama che avrebbe sicuramente chiuso Guantanamo e stroncato tutte le guerre. Sta succedendo, con Obama, come nella migliore tradizione delle presidenze democratiche: non solo non si chiudono i conflitti esistenti ma se ne aprono di nuovi.
Dall’altro lato dell’Atlantico c’è una Francia nostalgica di gloria, cioè avida di petrolio, di commesse e di prestigio internazionale. Alla presidenza c’è un signore che ha sposato una donna ricca e bella che si è distinta per l’apertura della propria vita sessuale a molti tipi di fantasie, pubblicamente rivendicate, e che adesso impersona con affabile cipiglio il ruolo di première dame. La rivoluzione francese, dopo aver ridotto alla fame la popolazione, con Napoleone invade tutta l’Europa in cerca di soldi e potere. Soldi e potere di cui in patria non è rimasta traccia. A stare ai sondaggi la rielezione di Sarkozy alla presidenza sembrerebbe impresa ardita. Chissà che un analogo bisogno di consenso non abbia spinto anche la prima coppia di Francia nell’avventura della difesa dei libici gementi sotto le grinfie di Gheddafi.
Quanto all’Inghilterra si sa che, laburisti o conservatori, la politica estera del suo governo tiene sempre conto della centralità britannica da preservare, imporre o rinsaldare.
E veniamo a noi. Il governo Berlusconi meritatamente, a giudizio di chi scrive, ha tenuto finora un profilo molto basso. La nostra sinistra, per definizione pacifista, in realtà da sempre guerrafondaia –naturalmente in nome della difesa dei diritti umani, delle popolazioni minacciate e favolette edificanti di varia natura- si è ancora una volta scandalizzata del comportamento moderato del governo Berlusconi. Come? Non corriamo in soccorso degli amici libici minacciati da Gheddafi? Come, non ascoltiamo le grida di dolore che arrivano verso di noi? Grazie a Berlusconi, continua il peana, noi non contiamo più nulla nel mondo, le decisioni le prendono ormai sempre gli altri senza nemmeno consultarci. Questa cantilena la sinistra la ripete da diversi anni, aggiornando solo l’occasione dell’innesto del felice motivetto.
Dopo una lunga telefonata con Obama Berlusconi ha cambiato linea: adesso parteciperemo anche alle imprese militari. Napolitano, contento, parla di “naturale sviluppo” dell’azione già intrapresa ed invita a non “essere miopi e meschini”.
Domanda: qualcuno si è accorto, a sinistra e alla presidenza della repubblica, di cosa sta succedendo in Siria? Qualcuno ha registrato le parole del vescovo di Tripoli che, sul posto, racconta di civili ammazzati dalle bombe democratiche? Qualcuno ha preso nota di quello che capita nell’insorto Egitto dove i fratelli musulmani si muovono con crescente sicurezza? Siamo certi che la nostra azione a corrente alternata nei confronti dei paesi islamici ci metterà in grado di contenerne l’espansione verso l’Europa –in particolare verso le nostre coste- e di scongiurare la formazione di un blocco islamico nel nordafrica?
Vorrei sbagliare, ma mi sembra che l’attuale situazione sia paragonabile a quella che ha portato l’Italia in guerra all’epoca della prima guerra mondiale. Anche allora un prudente Giolitti è scavalcato dalle ragioni della Corona e della massoneria, schierate dalla parte di Francia ed Inghilterra. Si sa come è finita.