Mi perdonerà Benedetto XV, al secolo Giacomo della Chiesa, se prendo a prestito una vicenda di cui è stato protagonista e lo faccio per chiacchierare di una vicenda in fondo di piccolo conto che riguarda il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In una nota Ai principi reggitori inviata il primo agosto 1917 il papa, riservatamente, deplorava la “inutile strage” che stava distruggendo la vita di milioni di uomini in ogni regione del mondo. Da noi le sofferenze provocate dalla inutile strage sono commemorate in ogni più piccolo paesino da monumenti fatti con lo stampino, glaciali ed orrendi, che raffigurano meste donne velate e piangenti: dovrebbero ricordare l’ecatombe di vite umane sacrificate alla gloria della nazione, alla conquista di territori, alla formazione, nella cattolica Italia, di uno spirito combattivo che mettesse alla porta il pacifismo cattolico.
“Inutile strage”: apriti cielo. Quanto il papa aveva scritto era la pura verità. Ma, come spesso succede, la verità non si può dire. Era una verità non urlata, ma sussurrata all’intelligenza e al cuore dei “principi reggitori”. Questi, però, che di cuore ne non ne avevano neanche un grammo, hanno pensato bene di urlare ai quattro venti le considerazioni sussurrate dal papa. Hanno urlato per impedire che la voce del pontefice li battesse sul tempo ed arrivasse alle coscienze degli uomini. Hanno gridato perché le migliaia di fucilazioni di disertori (i poveracci che non ce la facevano più a vivere trattati come carne da cannone invece che come uomini) non diventassero una marea inarrestabile.
Mutatis mutandis: oggi succede la stessa cosa. Berlusconi in modo riservato descrive ad Obama una situazione che è sotto gli occhi di tutti ma che non si deve dire. Succede il finimondo. Giornali, televisioni, tutti a gridare allo scandalo e ad appellarsi al santo Napolitano. Lui sì che difende l’onore nazionale da chi tanto impunemente lo calpesta.
Oibò! Onore, buon nome, orgoglio nazionale! Questi beni preziosi sarebbero difesi da chi da quasi due anni non smette di darlo in pasto ai giornali e alle televisioni di tutto il mondo. Origliare, spiare, insinuare, scandalizzarsi, inveire, ripetere la litania che gli italiani meritano meglio e di più di Berlusconi, ribadire il mantra ossessivo che “Berlusconi se ne deve andare” (andare a riascoltare le preziose esternazioni di Bersani da quando è segretario a questa parte), tutto questo è profumo di viola. Tutto questo è diritto di civiltà ed esercizio di democrazia.
Come all’epoca della prima guerra mondiale, è sull’odio che le forze ostili a Berlusconi ed al blocco di interessi, anche ideologici, che rappresenta, hanno puntato. Odio, odio e ancora odio. Questo si vuole suscitare. Siamo arrivati al punto in cui alcuni magistrati, gente che è pagata con i nostri soldi, si permette di far spiare il presidente del Consiglio eletto con i nostri voti per incriminarlo. Si badi bene: nel caso Rubi, Berlusconi è stato spiato non perché sospettato di qualche reato, ma per l’esatto contrario: per trovare qualche colpa di cui accusarlo!
Ma chi sono tutti questi italiani santi che si scandalizzano delle intemperanze berlusconiane? I fattucchieri in Italia sono più numerosi dei preti, le prostitute abbondano in ogni marciapiede, siamo sommersi da divorzi ed aborti, la vita sessuale è diventata per molti oggetto di ingegnose fantasie, l’aria che respiriamo è satura di droga, e ci scandalizziamo per come Berlusconi passa le sue serate?