(da Il Tempo, 2-12-2010)
E via per tetti. Chi si spertica lassù? Tutti. Tutti quelli che vogliono farsi notare. O che vogliono prendere il posto di Berlusconi. Sia quelli che le elezioni le hanno vinte insieme a lui ma poi si sono stancati di essere i secondi (i futuriliberisti), sia quelli che le elezioni le hanno perse e non sanno più a che santo votarsi.
Tutti per tetti. I giornali? Al seguito. Le televisioni? Pure. Tutti a filmare, a riprendere la protesta in tutte le salse: contro i camion della polizia, sulle rotaie, per strada. C’è pure chi ha pensato di raccontare come gli automobilisti abbiano solidarizzato con tanta sacrosanta gioia di vivere e di manifestare. Automobilisti tenuti prigionieri per ore sul Muro Torto sarebbero usciti dalle proprie macchine per abbracciare i loro fratelli che occupavano la strada! Quanto la favola sia credibile lo lascio all’immaginazione del lettore.
Chissà se Pasolini poteva lontanamente immaginare tanta fantasiosa prodezza da parte della politica impegnata. Nel 1968 Pasolini difendeva, lo ha ricordato ieri Sechi, i figli di poveri che facevano i poliziotti. Li difendeva dai figli dei borghesi che giocavano alla rivoluzione. Ed aveva ragione. Solo che probabilmente non immaginava nemmeno quanta ragione avesse. Il problema non è tanto se abbiano ragione i figli dei poveri o i figli dei ricchi. Il problema, ieri come oggi, non sono i giovani. Il problema sono gli adulti.
Chi ha vissuto, come me, il ’68 in prima persona sa che, benché figli di ricchi, cercavamo la giustizia. Volevamo la verità. E non abbiamo avuto argini. Gli adulti di allora, i professori universitari, gli insegnanti di scuola, non hanno neppure provato a fermarci. A mettere un alt. Per non parlare della politica. Governava la DC che, con De Gasperi, incarnava il centro che guarda a sinistra. La DC non ha avuto la forza morale di resistere alla contestazione. Ha ceduto a piccoli pezzi. Poco a poco. Con la conseguenza che la situazione è sfuggita di mano. Si è radicalizzata. E i ragazzi che avevano rotto gli schemi di una vita conformista si sono ritrovati senza padri. Senza professori. Senza confronto. Senza limiti né argini.
Così sono letteralmente impazziti. Nel senso che hanno perso il contatto con la realtà e frasi putride come “l’immaginazione al potere” o “il salario è una variabile indipendente” sono state scambiate per vere. Il dramma di quella generazione, delle morti e delle ingiustizie che ha provocato, non si è fermato lì. Non si è arrestato ai primi anni settanta. Il filo rosso ha continuato la sua corsa ed ha scardinato pezzo dopo pezzo tutti i valori morali e sociali costruiti durante secoli. Il risultato è la devastazione della nostra scuola ed università Ma non basta: il risultato è il fallimento della nostra società nel suo complesso. Società di famiglia sfarinata, di studenti che non studiano, di professori che non esigono né rispetto né serietà nell’impegno, di presidi che non vogliono rogne e di edifici scolastici ridotti a latrine. L’Italia si è privata di una classe dirigente degna di questo nome.
Gelmini prova a mettere un argine, ad invertire la tendenza? Si va letteralmente per tetti. Il punto è che non ci vanno solo i ragazzi. Ci va la politica. Ci vanno gli adulti. Con i giornalisti che plaudono. Che filmano. I ragazzi non sanno quello che fanno. Vanno dietro all’ultimo canto dell’ultimo pifferaio. Vanno incontro alla devastazione della propria vita senza saperlo. I vecchi però, gli adulti, lo sanno. I politici, i giornali e le televisioni pure.