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Viva l'indignazione

(19-10-2011)
Sto da dieci giorni in un posto sperduto dell’ex Unione Sovietica. Qui arriva solo Sky che vedo qualche minuto al giorno. Così, come per caso, ho appreso della devastazione operata a Roma. Devastazione che, per carità, non è colpa degli indignados!
Dopo che i maggiori giornali italiani, anche quelli così detti indipendenti, hanno per lo meno da due anni aperto un fuoco, alcuni violento, altri più soave e come ragionato, sul governo Berlusconi, dopo che i canali televisivi, anche loro indipendenti, stanno facendo anche loro da anni il tifo per un cambiamento di governo, dopo che da mesi Sky (qui vedo solo Sky…) e le televisioni non fanno che dare spazio agli indignados e alle loro ragioni (quali?), è successo quello che era ovvio succedesse: la violenza scatenata in piazza senza che, va pur detto, le forze dell’ordine l’abbiano fermata.
Pio IX e Leone XIII, difendendo la civiltà italiana cattolica che nell’Ottocento era sotto attacco ad opera della massoneria internazionale, ricordavano come il cristianesimo produca i migliori frutti di civiltà, anche dal punto di vista della pace sociale. Per non parlare dell’economia e della cultura.
Oggi di cristiano i mezzi di comunicazione di massa non hanno più nulla. Cosa rimane? Quali valori vengono diffusi? Con quali notizie si può sperare di vincere la concorrenza ed avere più audience? Con la protesta. Con l’indignazione. Con lo sdegno. Verso chi? Non importa. Basta sdegnarsi contro qualcuno. Ed è più facile farlo contro chi è al potere. E così per mesi abbiamo assistito alla propaganda del nulla. Del nulla dell’indignazione che però un messaggio forte, checché se ne dica, lo manda. Basta applicare la logica: se io mi indigno, quale comportamento fa seguito a questo sentimento? La protesta. E la protesta per definizione non ha confini. Se l’indignazione è il sentimento prevalente, l’unico di cui si parli (a parte le consuetudini sessuali dei singoli messe in piazza come se la maggioranza avesse sentimenti e comportamenti casti) l’indignazione riempirà i desideri, le voglie, le pulsioni, la libido, dei singoli, soprattutto se giovani. E la violenza è l’unico sbocco logico cui l’indignazione conduce. Inutile che la sinistra continui a far finta di nulla. Lo sbocco dell’indignazione è la violenza. 
Questo lo sa ogni persona che ragioni. Ogni persona di buon senso. Per una lotta di potere, per mettere sé stessi al posto di altri, per obbedire alle volontà di dominio di alcune lobbies internazionali, stiamo precipitando l’Italia in una nuova stagione di odio. Stiamo giustificando l’odio. E’ un panorama desolante. La desolazione, il deserto, che regna quando alla ragione si sostituisce l’istinto. Quando la notizia della salvezza operata a nostro favore da Dio finito in croce è cancellata dal desiderio di definire noi cos’è bene e cosa male. Di progettare noi un futuro degno dell’umanità. Di fare dell’indignazione il motore della storia. Avanti così!